Articolo in evidenza

Chi sono

 

Sono una Psicologa e Psicoterapeuta ad orientamento Gestaltico e Analitico Transazionale iscritta all’Ordine Regionale della Campania n°5868. Allieva del Dottor Claudio Naranjo dal 2010 e seguo il programma SAT sulla psicologia degli enneatipi da lui ideato in varie parti del mondo.

 

Mi appassiona la crescita personale e credo che una persona possa guidarne un’altra solo se ha personalmente attraversato un processo interno. E’ per questo che da anni seguo il Dottor Claudio Naranjo, il quale mi ha insegnato una strada che ogni giorno percorro prima su me stessa. Credo che le nostre difficoltà siano la causa di un educazione repressiva che ci ha reso incapaci di vivere nel qui e ora e di avere una conoscenza emozionale. Per me ogni persona ha in sè la risposta e le risorse per il cambiamento, ha solo smarrito gli occhi per sapersi osservare.

Il mio compito è offrire uno sguardo nuovo e il sostegno per attraversare il proprio mondo interiore. Sento che la mia pratica clinica è pregna di una Gestalt VIva che si rinnova continuamente e che pone attenzione alla persona con amore e rispetto.

 

Ricevo su appuntamento. Per contatti telefonare al 320.7938496 o tramite una mail all’indirizzo info@studiodefelice.org

Conoscersi attraverso i sensi

logoquadrato1

Obiettivo del workshop è quello di acquisire maggiori competenze emotive e relazionali spendibili sia in ambito lavorativo che personale.

Il workshop è finalizzato a sviluppare la capacità di leggere e di comprendere i significati nascosti legati allo sviluppo dei nostri sensi. Nello specifico verrà dato maggiore spazio all’esplorazione della vista, dell’olfatto e del tatto, canali privilegiati nella conoscenza di noi stessi e nel contatto con il mondo. Per ognuno di questi sensi verranno svolte esperienze pratiche che metteranno in gioco la nostra capacità di sperimentare, scoprire ed esplorare il mondo attraverso l’incontro con noi stessi e con gli altri.

Il workshop è aperto a studenti, interpreti, operatori sociali, insegnanti, psicologi, counselor e a tutti coloro che desiderano conoscersi e sperimentarsi attraverso l’uso dei sensi.

 Disponibilità limitata dei posti

Prenotazione obbligatoria

 

Sede del workshop: Scuola di formazione CounseLis: Via Suarez 10, (Vomero) 80128 Napoli – Fermata metro Piazza Medaglie D’oro – Salvator Rosa

Giorni e orari: (sabato 21 Marzo dalle 10:00 alle 18:00 e Domenica 22 Marzo dalle 9:30 alle 14:00)

Il costo totale del workshop è di 90 euro (per gli studenti e per gli allievi della scuola di CouseLis è di 75 euro)

Per informazioni ed iscrizioni telefonare allo 081.5585518/328.8493076 o inviare una Email all’indirizzo gestaltnapoli@gmail.com

Condurranno il workshop:

Dott.ssa Serena De Felice (Psicologa ad orientamento Gestaltico e Analitico Transazionale)

Dott.ssa Anellina De Ponte (Psicologa ad orientamento Gestaltico e Analitico Transazionale)

Campioni sul tatami

 

Chi l’ha detto che il karate non possa essere praticato da persone disabili? L’associazione KarateMantova ha investito in questo progetto. Sognando che diventi disciplina paralimpica

Daniele Iacopini

Potenza, equilibrio, respiro, atteggiamento mentale, stile. Tutto questo è il karate, disciplina sportiva che, al tempo stesso, assurge a filosofia di vita. Come e più delle altre arti marziali. Di più: il karate, in barba alle più arretrate credenze popolari, è pratica difensiva, non offensiva. Ma ha in sé lo spirito del grande sport, della passione che rapisce e aiuta ad “aggredire” la

vita. Soprattutto quando si presenta carica di sconvolgenti insidie. Ne sa qualcosa Alice Cavrioli, 17 anni, su sedia a ruote dopo essere stata investita da un pirata della strada.
Un incidente che le ha fatto perdere l’uso delle gambe, non certo la grinta e la positività. Giusto il tempo di prendere coscienza della sua nuova situazione, infatti, ed ecco che il tatami diventa un nuovo palcoscenico, il giardino su cui ripiantare i semi di una nuova esistenza. «Già nel periodo di riabilitazione ospedaliera Alice ha manifestato la volontà di continuare a praticare karate con la nostra società a qualsiasi condizione», racconta il maestro Davide Reggiani, direttore tecnico dell’associazione sportiva KarateMantova e responsabile del progetto di integrazione delle persone disabili nel karate, oltre che membro della commissione tecnica nazionale del Centro sportivo italiano per questa disciplina. «Abbiamo subito accolto l’idea e iniziato a documentarci per poter esaudire questo suo desiderio e capire se esistessero già esperienze simili – prosegue il maestro –. Grandi spunti sono arrivati dal Belgio, dove viene praticato il karate in sedia a ruote anche con la partecipazione a gare internazionali. In questo modo siamo riusciti a dare il via a questo progetto, tra i primi a livello nazionale». Un progetto ambizioso, insomma, ma dalle fondamenta assai solide. Soprattutto perché la pratica di questa arte marziale aiuta a sviluppare l’autostima e la piena accettazione della propria persona. «Il karate non è soltanto un mezzo per far stare bene il nostro corpo, ma un mezzo per la mente e lo sviluppo dell’autocontrollo e del coordinamento motorio». Alla base del karate, infatti, ci sono sette regole che caratterizzano il bushi-do, letteralmente la “via del guerriero”: senso dell’onore, della giustizia, coraggio, lealtà, compassione, cortesia, sincerità. Regole per lavorare su se stessi, che si affiancano ai principi del dojo kun, i quali descrivono il karate, tra le altre cose, come la via per acquisire l’autocontrollo, il mezzo per rafforzare la costanza dello spirito e quello per migliorare il carattere.Ma come possono praticare il karate persone con limitazioni fisiche come la perdita dell’uso delle gambe o il controllo muscolare? «Le arti marziali si basano su dei principi logici – risponde Reggiani –. Una volta compresi i principi di un’arte marziale particolare, come il karate, il judo o l’aikido, allora si può insegnare questa arte agli altri, indipendentemente che abbiano o meno una disabilità. Quindi, in linea di principio, insegnare alle persone con disabilità non è diverso da qualsiasi altro insegnamento. Occorre solamente essere un po’ più creativi». Così, se un allievo non è in grado di tirare un calcio, è possibile trovare una tecnica sostitutiva che abbia più o meno lo stesso effetto: per esempio, un calcio frontale può essere sostituito da un pugno diritto, un calcio circolare da un pugno rotante, un calcio di schiena da un colpo di gomito e così via.

«Nell’insegnamento alle persone disabili l’unico limite reale deriva dall’ignoranza – conclude Reggiani –. Ma una volta accettata la sfida, chiunque può rendersi conto che le arti marziali sono praticamente per tutti. Ci vuole solo la voglia di imparare e un insegnante volenteroso. Le persone disabili imparano che le loro insicurezze hanno più a che fare con l’essere un principiante che con l’essere disabile, così come accade per i cosiddetti normodotati». E ora il sogno è quello di far entrare il karate tra le discipline paralimpiche, nella speranza di vedere gli atleti disabili competere fra tre anni a Rio 2016.
Intanto Alice continua ad allenarsi, perfezionando la precisione e l’eleganza del kata, un gesto tecnico pensato per i combattimenti figurati, controllando la forza in modo che nessuno si faccia male. Una costanza e una determinazione che le è valsa ottimi risultati a numerosi campionati nazionali e internazionali e una medaglia d’oro a squadre ai Regionali di Valeggio sul Mincio (Verona), dove si è distinta nel kata dimostrativo insieme a tre ragazze normodotate. Non solo: «Ha vinto lo scorso anno a San Bonifacio, nel veronese, la categoria del kata individuale insieme ai normodotati nei Campionati italiani del Csi – ricorda orgoglioso il maestro –. Un risultato stupefacente, perché Alice è poi giunta quarta ai Mondiali svoltisi a dicembre a San Marino, sempre con i normodotati». Ed è questo il colpo più duro – un sanbon – assestato alle avversità della vita.

Fine modulo

Inizio modulo

A Roma corsi per bambini ciechi e ipovedenti.

Ogni martedì pomeriggio, presso l’Istituto Sant’Alessio, si svolge un corso di karate per bambini ciechi e ipovedenti. Un’iniziativa divenuta realtà grazie alla sensibilità del presidente della sezione romana dell’Uic (Unione italiana ciechi), Giuliano Frittelli, e di Roberto Remoli, dell’Asd (Associazione sportiva dilettantistica) Roma 2000 onlus, in collaborazione con KarateMantova asd. Un modo per seminare speranza, per dare corpo al futuro attraverso giochi ed esercizi ludici che richiamano posizioni della disciplina sportiva. In attesa di aprire anche un corso per ragazzi-adulti ipovedenti e non vedenti.
La psicologa Serena De Felice coadiuva il corso nel rapporto genitori-figli: «Vogliamo far capire alle famiglie che questa pratica sportiva non è pericolosa. Il contatto e le tecniche sono controllati e alla base di ogni allenamento c’è una grande preparazione fisica e mentale». Inoltre nel karate si lavora sulle gambe: un modo per mettere radici, «per porsi in modo solido rispetto a una realtà che non vedi – aggiunge –. L’obiettivo è promuovere e favorire un sano sviluppo psicofisico dei ragazzi, incentivando la vita di gruppo come momento di crescita e autonomia e, allo stesso tempo, sviluppare competenze che migliorino le relazioni, stimolando la conoscenza di sé e del proprio corpo nello spazio». Dopo l’esperienza romana, sono in corso trattative per aprire corsi analoghi a Napoli e Bologna. [D.I.]

Fonte:

http://www.superabile.it/sfogliatore/index.aspx?pagina=27&anno=2013&mese=02

 

 

“Un viaggio con loro e per loro” attraverso il Karate-do. Da arte marziale a disciplina educativa e sportiva socialmente accettabile.

Un passo lungo un cammino

E’ da più di un anno che coordino e partecipo a questa fantastica iniziativa pilota.  Con grande piacere ho intrapreso questo nuovo cammino e sono consapevole di aver imparato molto in questo periodo, soprattutto ho maturato la certezza che in questo lavoro è necessario possedere una grande professionalità equamente divisa tra la competenza tecnico-sportiva e quella psico-pedagogica. Ho avuto la fortuna di affiancare prima di tutto una persona di gran valore oltre che un atleta formidabile: Fabio.

Grazie al supporto delle due società sportive che insieme a noi hanno creduto in questo progetto, abbiamo avuto l’opportunità di sperimentarci e di condividere le nostre conoscenze per trovare il modo migliore per insegnare e seguire lo sviluppo sportivo dei nostri piccoli atleti.

Come docente psico-educativa ho dedicato parte delle mie competenze e del mio tempo ad affiancare Fabio nelle lezioni di karate con entusiasmo e umiltà.

Obiettivo principale è stato il potenziamento delle abilità motorie, di espressione di sé e dei propri vissuti e lo sviluppo di metodologie mirate all’autonomia del bambino con deficit visivo. Grazie all’integrazione con una bambina vedente abbiamo sperimentato un progetto di karate integrato tra bambini con disabilità visiva e non. Questo è un grande traguardo perché inizia a lanciare gli ami per un progetto più ampio che riguarderà il confronto con altri ragazzi nelle competizioni sportive.

Con grande gioia e soddisfazione ho intrapreso questo cammino “con loro e per loro” e con grande soddisfazione ho visto modificare pian piano la loro attenzione al corpo, in particolare alla stabilità o grounding, alle regole imposte sul tatami, al rispetto dell’altro e di chi li guida in questo cammino.

Un ringraziamento speciale va a chi ci ha sostenuto in questo cammino e ci ha permesso di realizzare tutto ciò. Grazie a Giuliano Frittelli presidente dell’Unione Italiana Ciechi di Roma, a Roberto Remoli presidente dell’A.S.D. Disabili Roma 2000 e a Davide Reggiani dell’A.S.D. Karatemantova, perché hanno creduto in questo progetto e ci hanno fornito i mezzi per proseguirlo.

Ci tengo inoltre a sottolineare l’impegno dei genitori che hanno accompagnato i figli in questo percorso nuovo credendo con noi che SI PUO’ FARE!

 

Quali stimoli dare al bambino che fa sport ?

Il bambino ricava piacere da ciò che fa. Lo motivano il confronto con i coetanei, la verifica dei progressi, la consapevolezza di poter affrontare nuove situazioni, la padronanza dei propri gesti, il rapporto con l’adulto che lo sa guidare e apprezzare per ciò che fa.

Per quanto riguarda lo sport, il bambino è portato per natura al gioco, a misurarsi, a competere per sentirsi più abile degli altri. Ha tutti gli stimoli necessari, ma ha bisogno di esprimerli in libertà, senza troppi schemi e l’obbligo di ottenere per forza il risultato. Il bambino più grande, trova stimoli dal bisogno di differenziarsi e dal desiderio di raggiungere le abilità e i traguardi possibili, di scoprire e sperimentare i propri limiti, di verificare i miglioramenti e di essere apprezzato per ciò che si impegna a fare. Passa, quindi, a motivazioni sempre più interiorizzate e personali che, in definitiva, costituiscono il legame più solido con lo sport.  Vuole sentirsi riconosciuto per le proprie capacità e aspettative e per come sa affrontare e modificare la realtà che lo circonda.

Se vogliamo usare tutte le sue motivazioni è importante offrirgli l’opportunità di contare per quello che fa, non forzandolo, ma chiamandolo a cooperare e lasciandolo sperimentare, lasciandogli spazi perché possa decidere e creare, e dandogli sempre nuovi obiettivi da raggiungere.

Dott.ssa Serena De Felice

 

Perchè lo psicologo?

 

  • Problematiche esistenziali (“chi sono?”, “dove sto andando?”, “che senso ha la vita?”)
  • Difficoltà a prendere decisioni (“la lascio o resto con lei?”, “che università scelgo?”, “mi dovrei licenziare?”, “dovrei cambiare città?”)
  • Difficoltà legate all’orientamento sessuale (“come dico ai miei amici e genitori che sono gay?)
  • Evitare di cadere sempre negli stessi sbagli (“perché mi metto sempre con persone così?” “come va e come viene resto sempre fregato/a!”)
  • Periodi di ansia/stress/agitazione, attacchi di panico, fobie
  • Problematiche relazionali (“perché litigo sempre con tutti?”, “perché non riesco a farmi amici?”), timidezza
  • Problematiche relative alle emozioni (“perché non ce la faccio a trattenere la rabbia?”, “perché arrossisco sempre?”, “perché non riesco a parlare in pubblico?”)
  • Difficoltà sessuali (problemi di erezione, eiaculazione precoce, frigidità, vaginismo, cali della libido e del piacere)
  • Disturbi dell’umore (depressione, nervosismo, scatti d’ira)
  • Problematiche legate al cambiamento (divorzi, separazioni, trasferimenti, cambio lavoro)
  • Psicologia della personalità: conoscersi di più, capire il proprio carattere, studio della personalità
  • Training autogeno per la persona o gruppi
  • Sostegno e assistenza psicologica in caso di diagnosi di minoranza visiva, alla famiglia e all’individuo
  • Psicologia dello sport( Autoefficacia e prestazione sportiva, sport e consapevolezza, controllo livello di attivazione pre-gara, obiettivi di perfomance)

 

10848949_825403217524558_6438896973829191984_oNon conosco Me Stesso.

Non so Cosa Sono. Non conosco né le mie Possibilità né i miei Limiti. 

Esisto, ma non so in che Modo esisto.

Ritengo che le mie Azioni affermino la mia stessa Esistenza,
tuttavia Reagisco sempre alla Vita solo con una Parte di Me.

Reagisco o Emotivamente, o Intellettualmente o Fisicamente.
E non sono mai realmente ‘IO’ a Rispondere.

Credo anche di starmi Muovendo nella direzione
in cui voglio andare e credo di poter ‘Fare’,
ma in realtà sono Condotto, mosso da Forze di cui non so nulla.

Tutto in me prende Posto, tutto Accade.
Le Corde vengono tirate senza che ‘IO’ ne sappia niente.

Non vedo che sono come una Marionetta,
come una Macchina messa in moto da Influenze esterne.

-Jeanne de Salzmann

Perchè lo Psicologo

 

  • Problematiche esistenziali (“chi sono?”, “dove sto andando?”, “che senso ha la vita?”)
  • Difficoltà a prendere decisioni(“la lascio o resto con lei?”, “che università scelgo?”, “mi dovrei licenziare?”, “dovrei cambiare città?”)
  • Evitare di cadere sempre negli stessi sbagli(“perché mi metto sempre con persone così?” “come va e come viene resto sempre fregato/a!”)
  • Periodi di ansia/stress/agitazione, attacchi di panico, fobie
  • Problematiche relazionali (“perché litigo sempre con tutti?”, “perché non riesco a farmi amici?”), timidezza
  • Problematiche relative alle emozioni (“perché non ce la faccio a trattenere la rabbia?”, “perché arrossisco sempre?”, “perché non riesco a parlare in pubblico?”)
  • Difficoltà sessuali (problemi di erezione, eiaculazione precoce, frigidità, cali della libido e del piacere)
  • Disturbi dell’umore (depressione, nervosismo, scatti d’ira)
  • Problematiche legate al cambiamento (divorzi, separazioni, trasferimenti, cambio lavoro)
  • Psicologia della personalità: conoscersi di più, capire il proprio carattere, studio della personalità
  • Training autogeno per la persona o gruppi
  • Sostegno e assistenza psicologica in caso di diagnosi di minoranza visiva, alla famiglia e all’individuo
  • Psicologia dello sport( Autoefficacia e prestazione sportiva, sport e consapevolezza, controllo livello di attivazione pre-gara, obiettivi di perfomance)