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Il contesto relazionale: che si riferisce all’insieme dei rapporti tra il bambino e il mondo esterno. La mamma e tutte le persone coinvolte nell’educazione del piccolo devono favorire il più possibile i contatti con le persone e gli oggetti dell’ambiente.
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Il potenziamento compensativo: che consiste nell’aumentare la quantità di stimolazioni rivolte al bambino, fornendogli stimoli uditivi, tattili, cinestesici (percezione del movimento) e plurisensoriali al fine di facilitargli il contatto con l’esterno, incentivare i processi attentivi, la consapevolezza di sé e dell’altro da sé, favorire l’interesse e la curiosità verso la realtà circostante nonché lo sviluppo di competenze di base per la ricerca e l’esplorazione
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L’adattamento dell’ambiente: che consiste essenzialmente nel modificare e predisporre l’ambiente in modo che sia il più possibile adeguato alle esigenze del bambino e diventi quindi un elemento facilitatore nel processo di conoscenza della realtà circostante (ad es. si possono mettere giochi pendenti sulla culla, creare angoli con illuminazione di differenti colorazioni, creare percorsi tattili, ecc.).
Il bambino con disabilità visiva, benché segua un percorso particolare nel proprio sviluppo, parzialmente differente da quello del bambino normo-vedente, in presenza di un ambiente affettivo favorevole e di stimolazioni adatte può fare molta strada e avere un’evoluzione normale. Tali condizioni positive possono permettere di ridurre considerevolmente gli effetti negativi della disabilità sullo sviluppo e sull’apprendimento.
Dott.ssa Serena De Felice
feb6
Scoprire la disabilità visiva
Scoprire la disabilità visiva del proprio figlio può essere traumatico per i genitori quando sono lasciati soli. Le risposte emotive sono molteplici. Molti genitori riferiscono che allo shock iniziale segue una grande tristezza. Al dolore possono aggiungersi sensi di colpa, soprattutto nella madre, come se la disabilità potesse essere una conseguenza di un qualche comportamento errato durante la gravidanza. Non mancano a volte ansie e paure legate al futuro che il piccolo dovrà affrontare. Alcuni genitori sperano che la diagnosi possa rivelarsi errata o che un “miracolo medico” possa restituire loro il bambino “sano” che avevano sognato. In questa situazione le famiglie potrebbero sentirsi sole ed inadeguate. I genitori di bambini disabili visivi possono invece avvalersi di esperti specializzati nella riabilitazione ed esperti capaci di aiutare ed elaborare le emozioni conseguenti alla scoperta del deficit del loro bambino, per evitare di assumere atteggiamenti di rifiuto o negazione della minorazione che possono influenzare negativamente lo sviluppo del bambino stesso. Anche l’incontro con altre famiglie che vivono esperienze simili può essere di grande aiuto per non sentirsi soli, per sentirsi compresi, per confrontarsi rispetto alle difficoltà che quotidianamente si incontrano. In questa fase è molto importante che i genitori operino in collaborazione con altri genitori e con professionisti preparati e sensibili che possono dar loro preziose indicazioni rispetto ai comportamenti più opportuni e alle strategie più efficaci da adottare. La relazione mamma-bambino, sopratutto, costituisce un elemento rilevante per favorire lo sviluppo motorio all’interno del mondo circostante. Interventi adeguati, attuati in età precoce, possono consentire di evitare i danni secondari al deficit visivo e favorire uno sviluppo adeguato nelle diverse aree. I genitori sono dunque i primi a poter creare occasioni di crescita per il proprio bambino organizzando lo spazio casalingo in modo adeguato e fornendo al piccolo esperienze e stimoli che possano permettergli di raggiungere il massimo grado di sviluppo possibile. E’ molto importante l’opera di supporto alle famiglie in questo difficile compito attraverso la fornitura di alcune indicazioni di base che possano favorire, fin dalla primissima infanzia, un clima di accettazione e una relazione positiva e serena con il figlio. Le famiglie di bambini con minorazione visiva si trovano ad affrontare difficoltà che riguardano la gestione quotidiana, la comunicazione, l’alimentazione, il gioco. Tutti i genitori hanno bisogno di tempo per imparare a conoscere il proprio bambino; a maggior ragione di fronte a qualche disabilità visiva che presenta esigenze specifiche. I genitori – oltre a tutta la cerchia famigliare – sono le prime persone che possono creare valide opportunità alla crescita del proprio figlio costruendo intorno a lui un ambiente il più possibile ricco di opportunità e di stimoli per consentire il massimo sviluppo delle sue potenzialità. Dal momento che la disabilità interferisce con le possibilità del piccolo di interagire con la realtà circostante, un intervento precoce ed efficace deve svilupparsi all’interno di tre ambiti fondamentali.